Una favola moderna


Articolo, Attualità, Giornalismo, Letteratura, Lettura, Notizia, Scrittura / giovedì, Aprile 9th, 2020

A cura di Marco G. Dibenedetto

Una favola al tempo del “Coronavirus” che profuma di famiglia, di tenerezza e speranza, ispirata da una storia vera. Una sorpresa ai sognatori distratti del blog da parte di una penna d’autore.

Marco, psicoterapeuta, insegnate della scuola media superiore a Torino, fondatore del collettivo Torinoir, collaboratore del settimanale “La voce di Settimo Torinese“, dove gestisce la rubrica “Dibeneinsettimo”, ma sopra ogni cosa ci tiene a precisare di essere “magro ed atletico” specie di questi tempi! Tuttavia, cari sognatori non fatevi trarre in inganno da questo racconto, perché Marco è un uomo con il dono della sintesi che fredda i suoi lettori nei racconti noir!

“Svegliati, per favore, che è l’una e mezza!”
È la frase che Matteo, 15 anni, si sente dire ogni giorno dalla mamma da più di un mese. Lui si alza con fatica e con indolenza. Prende lo smartphone e appoggia il dito sull’icona di whatsapp.
C’è un messaggio di Elena delle ore 02:34: a domani amo!
Matteo sorride, appoggia il telefonino sul comodino, non le risponde. Sente montare un’emozione difficile da definire. Impossibile da individuare e da collocare dentro di sé, se, per forza, si deve rimanere in casa. Si alza e va in cucina per il pranzo.
È contento del messaggio, ma lui non non l’ha mai baciata, Elena. Solo alcuni abbracci frettolosi, un paio di leggeri sfioramenti della mano sulla guancia di lei e poi… e poi c’è stato il Coronavirus che ha congelato tutto.
Proprio tutto no, perché i sentimenti di Matteo ed Elena sono rimasti. Sentimenti che non si possono tramutare in azioni, in baci e in carezze. Sentimenti che viaggiano e arrivano su whatsapp.
Sentimenti che toccano il cuore, ma che non lo fanno sussultare e tachicardare (parole sue). Sentimenti che non hanno odore, l’odore di Elena.
Sentimenti che non portano a una vicinanza.
Sentimenti che nascono e muoiono all’interno di una APP.
Matteo si siede a tavola con mamma e papà. Li guarda e … e pensa ai loro racconti di gioventù. A quando si sono conosciuti in discoteca. A quando lui le ha chiesto di uscire per la prima volta. A quando l’ha portata in Cinquecento da Settimo a Superga solo per baciarla in un bel posto, ma soprattutto, lontano da occhi indiscreti. A quando, il papà lo ha sempre detto, hanno sognato, seduti su di una panchina, il loro futuro, dove abitare, che casa comperare. Ma soprattutto che vita fare INSIEME.
Matteo prende la forchetta e inizia a mangiare.
“Tutto bene?” gli chiede il padre con un sorriso che sa di malinconia e di stanchezza.
Lui sorride, come sanno sorridere gli adolescenti, con un pò di saccenza e arroganza mischiate alla strafottenza.
“Tutto bene, Pa. E tu?” risponde portando la forchetta alla bocca, mentre in lui nasce un’emozione nuova verso i suoi genitori: l’invidia.
Sì, l’invidia per quello che loro hanno vissuto, l’invidia per … ma poi un altro sentimento si fa strada nel suo animo: la speranza.
Si alza senza dire nulla. Va in camera, prende il telefonino e digita a Elena “Anche noi andremo a Superga. Dopo ti spiego”.
Ritorna in cucina e finisce di mangiare.

“Grazie” a questo ospite del blog, ti aspettiamo presto per una Conversazione sulla tua ultima opera, in uscita in questi giorni, “L’assassino di giocattoli” edito da Buendia Books.

Opere di Marco G. Dibenedetto:

E.N.D. (2012),
Che idiota (2013),
Il mare odia gli spigoli (2014),  
Monkey Gland (2015),
I dubbi di Rubatto (2016)  
Affresco Familiare (2017).
E venne il giorno (2018) 
L’assassino di giocattoli (2020).

Con Torinoir:
MemoNoir 2014, 2015, 2016, ed. Golem;
L’estate non va in Vacanza, 2015 ed. Golem;
Porta Palazzo in noir, 2016, ed. Capricorno, in allegato con La Stampa
Il Po in noir; 2017, ed. Capricorno, in allegato con La Stampa
Montagne in noir; 2018, ed. Capricorno, in allegato con La Stampa